Relazioni
John Stevens
Con rammarico dobbiamo comunicare che un improvviso problema di salute non permette a John Stevens di essere presente al congresso. Ringraziandolo per il suo entusiasmo e disponibilità gli auguriamo una pronta guarigione.
Marcello Ghilardi
Iniziazione, tradizione, soggettivazione
Non solo nelle discipline di combattimento ma più in generale nei percorsi educativi si instaura un rapporto importante e delicato tra un soggetto che è “supposto sapere” trasmette alcune conoscenze ad un altro che è mosso dal desiderio di apprendere. Ma che cosa si può “trasmettere”? E alla tradizione da cui si attingono forme e modelli si riesce ancora a conferire significato? La pratica e la ripetizione delle tecnica e il confronto libero sono da promuovere nella consapevolezza delle possibilità che aprono, ma anche dei rischi e dei limiti che evidenziano – e nel rapporto con una pratica di pensiero che accompagna l’essere umano nel suo sviluppo, anche quando il gesto si compie in modo silenzioso e al di là della razionalizzazione.
Francesca Antonacci
Il maestro come guida etica ed estetica
Il maestro non è una figura o una posizione ma una relazione, dinamica e appassionata con l’allievo. Una relazione segnata da asimmetria, gerarchia, conoscenza, affetto, differenze e punti di contatto. In una società appiattita, dove dominano modelli orizzontali e egualitari, e dove le differenze vengono vissute come minacciose, la figura del maestro in una disciplina formativa integrata come il judo, può essere un esempio di guida per un processo di crescita etico ed estetico.
Enzo Simeoni e Monica Architetto
Io odio il Maestro!
L’avventura:
Enzo Simeoni racconta…….
Un percorso:
l’ascolto , l’imitazione, la trasmissione, la comprensione, il distacco.
Halepa (Incanto):
essere allievo, il gioco, la fatica e poi il sogno.
Il valore educativo :
Il Maestro cammina sulla strada e si chiede :
“Questa Strada, ha un cuore?”
Giacomo Ferrari
Il Maestro e i maestri
Il titolo di maestro viene assegnato a molte categorie di persone. E’ maestro l’insegnante elementare, è maestro l’artigiano che raggiunge alti livelli nella sua produzione, è maestro lo scienziato o l’artista che istruisce i suoi allievi. Tutte queste figure colgono uno o più aspetti della funzione del maestro e dei requisiti che gli sono necessari per esercitare il suo ruolo. Vedremo, analizzando queste figure, come emerge un profilo di persona capace di insegnare, di dare l’esempio, di suscitare attenzione e fiducia.
Alberto Mirabella
L’ipotesi di trasferibilità del judo: anatomia di un metodo. La figura del maestro e dell’allievo.
Il Judo è un metodo?
Se è un metodo è uno strumento per l’attuazione di “qualcosa”. Questo può e deve essere portato all’esterno, ovvero si deve poter attuare una trasferibilità alla vita quotidiana.La pratica del Judo conduce “dall’improbabile al probabile”, tesa verso un ideale impossibile, irraggiungibile.
Praticando le “antropotecniche” come ama definirle il filosofo Peter Sloterdijk, attraverso due figure (maestro ed allievo) si arriva a comprendere il Judo che “serve alla vita e serve la vita”.A quale altro nobile fine potrebbe essere ricondotto il Judo del fondatore Kano Shihan?Chi e che cosa sono o dovrebbero essere queste due centrali ed importantissime figure?L’intervento si occupa di anatomizzare il metodo Judo attraverso un excursus dove l’allievo “da bruco diviene farfalla”.Dalla prigione della forma alla libera creatività dove l’essere trascende gli schemi per avventurarsi in un ignoto chiamato “vita” e servire ad essa.Questo contributo semina provocazioni, dubbi, perchè vuole stimolare la ricerca continua e la continua crescita.
Gruppo giovani
Il judo tra teoria e pratica, la rilevanza del maestro nella formazione dei giovani
Ad oggi è ampissimo il materiale messo a disposizione per chi vuole approfondire il judo.
Sembra esserci una forma di apprendimento legata alle conoscenze teoriche e un’altra forma di apprendimento più legata alla pratica, la quale però integra e risulta necessaria per comprendere profondamente i principi insiti nel judo, così come lo aveva pensato il suo fondatore Jigoro Kano.
In tutto questo la figura del maestro è indispensabile per guidare i giovani nell’apprendimento e nella formazione. È su di lui che ricade il compito di tenere in considerazione i principi fondamentali del judo, in ogni momento del suo insegnamento, per trasmetterli e mantenerli vivi anche ai giorni nostri.
Il congresso
L’AISE (Associazione Italiana Sport Educazione) da circa un decennio organizza un congresso annuale nato da un’idea del fondatore dell’AISE, il Maestro Cesare Barioli. Il primo è stato nel 2006 a Solferino.
Nella presentazione Cesare Barioli scriveva: “ […] Ho proposto questo congresso perché ritengo che il randori sia in pericolo di gara, il kata in pericolo di medaglie e il judo in pericolo di ignoranza […] ”.
Sono trascorsi dieci anni da queste parole e alcune cose sono cambiate mentre altre sono rimaste uguali.
Anche il congresso, nel corso del tempo, ha subito delle trasformazioni, migliorandosi, creando collaborazioni con le Università, invitando oltre ai maestri di judo relatori che operano nel mondo della filosofia, sociologia, pedagogia, e tanto altro ancora.
L’ignoranza è uno dei peggiori nemici e per combatterla ci vuole coraggio, volontà, dedizione e la disponibilità all’incontro con l’altro: doti dell’educazione. Questo è uno dei principi che hanno ispirato il congresso che vuole promuovere il confronto e il dialogo per il piacere della conoscenza e di una crescita continua.