PRATICARE IL KARATE con " INTELLIGENZA EMOTIVA"
"L'intelligenza emotiva consente di governare le emozioni e guidarle nelle direzioni più vantaggiose; è la capacità di capire i sentimenti e gli stati d'animo degli altri al di là delle parole; spinge alla ricerca di benefici duraturi piuttosto che alla soddisfazione degli appetiti più immediati" (tratto da un best-seller di Daniel Goleman "INTELLIGENZA EMOTIVA").
Qualsiasi insegnamento prevede un'azione educativa e per tale affermazione, anche senza rendersene conto, che durante una lezione avviene una forte influenza delle emozioni sul comportamento di ognuno di noi nelle relazioni interpersonali.
COMPETENZE PERSONALI
Queste capacità determinano il modo di gestire se stessi
Consapevolezza di sé
* Consapevolezza del proprio stato emotivo: saper leggere le proprie emozioni e riconoscere il loro impatto; utilizzare l'intuito e le sensazioni "viscerali" per orientarsi nelle decisioni
* Accurata autovalutazione: conoscere i propri limiti e i propri punti di forza
* Fiducia in se stessi: una sana consapevolezza del proprio valore e delle proprie capacità.
Gestione di sé
* Gestione delle proprie emozioni: saper gestire emozioni e impulsi negativi
* Trasparenza: dimostrare onestà e integrità; ispirare fiducia
* Adattabilità: flessibilità nell'adattarsi a situazioni mutevoli o nel superare gli ostacoli
* Orientamento al risultato: desiderio di migliorare le prestazioni personali per conformarsi al proprio modello di eccellenza
* Iniziativa: prontezza nell'agire e nel cogliere le opportunità
* Ottimismo: considerare il lato positivo degli eventi.
COMPETENZE SOCIALI
Queste capacità determinano il modo di gestire le relazioni interpersonali
Consapevolezza sociale
* Empatia: percepire le emozioni degli altri, comprendere il loro punto di vista e interessarsi attivamente delle loro preoccupazioni
* Consapevolezza della organizzazione: saper leggere, a livello di organizzazione, orientamenti, reti decisionali e politiche
* Orientamento: riconoscere e soddisfare le esigenze degli altri.
Gestione delle relazioni interpersonali
* Leadership ispiratrice: guidare e motivare gli altri con un ideale coinvolgente
* Influenza: attuare una serie di tattiche di persuasione
* Sviluppo delle potenzialità altrui: rafforzare le capacità degli altri, guidandoli e fornendo loro il necessario feedback ( ritorno di informazioni per un monitoraggio continuo).
Adesso sulla base delle esperienze personali di insegnamento e soprattutto tenendo conto delle motivazioni che spingono un neofita alla pratica del karate e delle importanti indicazioni, nel caso di bambini, da parte dei genitori e/o educatori, approfondirò le relazioni che ho riscontrato negli anni fra il karate e alcuni stati d'animo fra i più diffusi:
IL BAMBINO IPERATTIVO
Il bambino iperattivo (o Sindrome di Gianburrasca) può presentare un basso livello di attenzione, un eccesso di impulsività, logorrea, facile distraibilità, atteggiamenti di disturbo, ipercinesi (intenso stato di irrequietezza motoria), e, talvolta, un intelligenza superiore alla media.
Le reazioni degli adulti possono essere, talvolta, molto dure e frequenti del tipo "sei sempre il solito". In questo modo il bambino incomincia a pensare a se stesso come un "bambino cattivo" e tale abbassamento della stima di sé comporta un effetto a spirale veramente grave, poiché il suo comportamento peggiora ulteriormente.
E' confortante comunque sapere che moltissimi bambini iperattivi che ricevono precocemente tutto l'aiuto di cui hanno bisogno, si sviluppano in adulti del tutto normali ed, in qualche caso, soggetti molto dinamici e creativi.
Sul perché un bambino diventi iperattivo sono state fatte ancora soltanto molte ipotesi: alcuni specialisti attribuiscono l'insorgenza a fattori biologici, altri a fattori ambientali, ma c'è ancora molta incertezza sull'argomento.Dal punto di vista psicologico molto si può fare:
* Il bambino va educato in positivo mettendo in evidenza anche i minimi progressi.
* I comportamenti problematici non particolarmente pericolosi vanno ignorati per evitare a tutti un eccesso di stress.
* Bisogna fargli rispettare delle regole condivise.
* Non sgridarlo in presenza di altre persone.
* Offrire un modello di comportamento pacato e riflessivo senza scatti di nervosismo.
L'arte marziale del karate è una disciplina che induce nel tempo all'acquisizione di regole di vita basate sul rispetto degli altri, sul rafforzamento della volontà di superare le difficoltà (sia fisiche che mentali) e su principi di forza e lealtà tipici degli sport di combattimento orientali.
Durante la pratica delle tecniche, il maestro scandisce dei comandi che aiutano a far capire ai bambini il "momento dell'azione" e il "momento dell'attesa", sviluppando così le loro capacità di autocontrollo psico-fisico.
IL KARATE COME ANSIOLITICO
L'ansia è un sentimento di anticipazione di un pericolo incombente, la cui origine è ignota; sua principale caratteristica è un intenso disagio psichico, causato dalla sensazione di non essere in grado di fronteggiare gli eventi futuri. I sintomi fisici comprendono tensione muscolare, sudore alle mani, blocco allo stomaco, difficoltà respiratorie debolezza e tachicardia. Nelle persone che soffrono di "stati ansiosi" la corteccia prefrontale (utilizzata nel ragionamento razionale) può perdere il controllo dell'amigdala (nucleo sottocorticale che funge anche da memoria emotiva) che potrà scatenare reazioni di paura anche senza che vi sia un reale pericolo.
L'ansia cronica può causare effetti a lungo termine come la riduzione della memoria, l'indebolimento del sistema immunitario, l'aumento della pressione arteriosa e problemi gastrointestinali.Spesso l'ansia trova le sue radici nell'infanzia: a scuola, come primo palcoscenico ufficiale da affrontare, possono emergere i primi comportamenti inattesi che il più delle volte possono compromettere apprendimento e serenità individuali. Il bambino si trova immerso in situazioni in cui gli vengono imposte nuove regole, deve iniziare a competere con i coetanei in quello che è ritenuto essere l'inizio ufficiale della scalata verso il successo. E' nostro compito di educatori tentare di mettere in condizioni ottimali il bambino per "autocostruirsi" gli strumenti interiori che controllano l'ansia; ciò non vuol dire sostituirsi a lui davanti alle difficoltà.
Ansia e stress non sono affatto sinonimi, un "pizzico" di stress alza il livello di attenzione migliorando il rendimento e rende più interessante la proposta educativa. E' molto importante, però, che non si promuovano obiettivi da raggiungere troppo semplici (sarebbe demotivante) o troppo complessi (potrebbero causare con l'insuccesso sfiducia in sè stessi), ma obiettivi appena al di sopra delle proprie possibilità, utilizzando il successo come rafforzamento dell'autostima.
Il karate come ansiolitico lo si può vedere nel suo aspetto fisiologico (migliora il controllo respiratorio e della contrazione muscolare) e, soprattutto, nell'aspetto psico-fisico: il rafforzamento delle proprie capacità organiche-muscolari concorre ad affrontare le difficoltà con maggiore sicurezza; il "gioco-combattimento" con i propri coetanei scatena una molteciplità di reazioni emotive che vanno controllate con la guida dell'insegnante contribuendo, così, a strutturare delle modalità comportamentali stabili e funzionali al controllo degli stati ansiosi. Sono proprio le piccole esperienze di disagio e di conflittualità che scaturiscono in un allenamento di karate che fanno da vera "palestra emotiva".
LA TIMIDEZZA
Gli esperti la chiamano "inibizione sociale", cioè l'insieme dei comportamenti e delle reazioni somatiche dovute alla difficoltà nel rapporto con gli altri. Questa è la timidezza; basta uno sguardo prolungato o la sensazione di essere al centro dell'attenzione per far sudar freddo, diventare paonazzi e paralizzarsi.
Però nessuno nasce timido, infatti il gene della timidezza non esiste al contrario a essere a disagio con gli altri si impara fin dalla più tenera età.
Cause principali dell'inibizione sociale sono:
* L'educazione impartita dai genitori nell'infanzia e nei primi anni dell'adolescenza come l'atteggiamento ipercritico o iperprotettivo.
* L'insufficiente intelligenza emotiva utilizzata durante i passaggi educativi nei vari momenti della giornata.
* Le etichette di "timido" affibbiate fin da piccoli dagli educatori.
Per tentare di superare la timidezza, gli esperti consigliano di far conquistare nuovi "spazi di agio" palmo a palmo familiarizzando con il maggior numero di situazioni ed ambienti per i quali il bambino manifesti particolare interesse e motivazioni, agevolandone così, il suo inserimento e la sua integrazione.
Il karate, così come tutte le altre Arti Marziali, mette il bambino nelle condizioni ottimali di praticare un vero e proprio allenamento per la conquista di "nuovi spazi",sia ambientali che sociali, (ad esempio durante la pratica di tecniche individuali in riga accanto a suoi coetanei). Inoltre, per mezzo delle applicazioni di tecniche a coppie, il bambino prova gradualmente nuove esperienze psico-motorie acquisendo così maggiore sicurezza nel contatto fisico con gli altri, il che è un continuo stimolo ad imparare a gestire l'impatto emotivo causato dalla "vittoria" e dalla "sconfitta" proposte sempre in maniera ludica e gioiosa.Il controllo delle nuove gestualità e la possibilità di metterle in pratica sempre nel rispetto degli altri (principio intrinseco nell'insegnamento delle Arti Marziali), danno delle opportunità al bambino di trovare idonee modalità risolutive a situazioni che non si possono facilmente riprodurre nel corso della giornata. Anche il rafforzamento dell'apparato organico-muscolare e la conseguente percezione del fatto che il proprio corpo diventi più agile e forte, possono diventare un mezzo per acquisire maggiore sicurezza nelle relazioni interpersonali e fiducia in sè stessi.
IL KARATE CONTROLLA O STIMOLA L'AGGRESSIVITA'?
L'aggressività fa parte della condizione umana e ha un ruolo molto importante nello sviluppo del bambino. La violenza interiore dà l'energia e la motivazione necessaria al superamento di sé e facilita il successo fintanto che resta nei limiti controllati dal soggetto. L'educazione non consiste, quindi, nel "distruggerla", ma nell'indirizzarla per sfruttarne l'energia al servizio di obiettivi positivi per se stessi e per il prossimo. (Tratto da "L'aggressività" di Edwige Antier)
Perché alcuni bambini sono troppo aggressivi?
Il temperamento del bambino è plasmato dalla ereditarietà,dalla vita prenatale e soprattutto dalle interazione che egli ha con i genitori, con la "tata" e con gli educatori.Niente è più logorante per i genitori che avere un bambino collerico, aggressivo e brontolone. Se comprendiamo l'origine neurofisiologica e le ragioni affettive di questo malessere, potremmo indirizzare questa energia per metterla al servizio del suo sviluppo emozionale e dei suoi progressi.Utilizzare un comportamento troppo repressivo, non gli permette di superare i suoi comportamenti aggressivi e di elevare le emozioni a livello delle idee. L'educazione consiste, quindi, nell'insegnare al bambino ad indirizzare la propria energia al servizio della creatività, della risoluzione dei problemi e dell'attenzione verso gli altri. Per crescere ha bisogno di ricevere dagli educatori questi valori ed è perché noi li rispettiamo che anche lui li rispetterà in futuro, non bisogna scoraggiarsi se i risultati non sono immediati, perché la funzione metabletica (cambiamento stabile del comportamento) necessità di tempi molto lunghi.
Quale sport per scaricarsi?
I genitori spesso pensano che iscrivere il proprio figlio al Karate calmerà la sua aggressività. Non è magicamente così! Se il Maestro associa ai suoi corsi una filosofia "pacifista", il bambino può imparare a utilizzare la sua forza in modo controllato; ma molto spesso ritroviamo il proprio figlio ad esercitarsi sui fratellini o compagni di classe, fiero della propria forza piuttosto che della sua capacità di controllo.
La cultura dei genitori di oggi, tende a spingere il bambino al "sapersi difendere". Questa filosofia è in realtà un incoraggiamento all'aggressività.
La pratica del Karate ha nel suo DNA l'applicazione del controllo interiore ed esteriore inteso come equilibrio psico-fisico, infatti nelle tecniche di difesa proposte e nel regolamento del combattimento sportivo, viene privilegiata la capacità di portare una tecnica a pochi centimetri dai punti vitali del partner di allenamento, eseguendo la stessa con il massimo della potenza e velocità. Comunque, sappiamo bene che il linguaggio analogico prevale su quello verbale nella comunicazione didattica; intendo dire che i messaggi inviati agli allievi tramite le espressioni facciali, il tono della voce e l'atteggiamento corporeo, sono facilmente "letti" anche dai bambini e questo comporta una grande responsabilità nel momento in cui si devono trasmettere quei valori(come la lealtà e la difesa del più debole) utili nel canalizzare la aggressività in maniera positiva.
L'indole di ogni persona condiziona inevitabilmente il comportamento degli altri, soprattutto quando ci si frequenta per un lungo periodo e si assumono ruoli educativi in un contesto che favorisce il riconoscimento di un'immagine carismatica, come potrebbe essere quella di un Maestro di Karate agli occhi di un bambino.
Da tutto ciò si evince la necessità di relazionare con i praticanti in maniera più individualizzata possibile per potersi mettere in "contatto empatico" con essi; questo comporta ovviamente delle difficoltà di gestione del gruppo che solo con l' utilizzo di una metodologia didattica dettata dalla passione e dalla esperienza possono essere superate.
La pratica del karate, vista da questa prospettiva, non predilige gli obiettivi più classici quali l'agonismo e la difesa personale, ma utilizza tutto questo come un vero e proprio strumento educativo a contributo dello sviluppo della personalità dell'individuo, sia in direzione degli allievi che dello stesso insegnante.
Davide Riso
Diplomato I.S.E.F. dal 1983
Insegnante di sostegno dal 1995
Maestro di Karate Shotokan dal 1990
D.T. sett. Karate palestre Altair dal 1991
Resp. Reg. sett. Karate C.S.A.In. dal 1996
davide.riso@virgilio.it- csainsicilia@tiscalinet.it- www.altairclub.it
A.S. ALTAIR CLUB
V.P.Gravina,194-CATANIA-tel.095241606
V.E.Pantano,38-CATANIA- tel.095322423
V.F.Riso,11/19-CATANIA-tel.095437487
C.S.A.In Centri Sportivi Aziendali e Industriali
COMITATO REGIONALE SICILIA